Fibromialgia

La Fibromialgia è una condizione di dolore cronico diffuso che sia presente da almeno tre mesi; è la seconda forma di reumatismo più comune, colpisce il 2% della popolazione soprattutto femminile.

Si associa ad astenia, disturbi del sonno, ansia, depressione, e ad un ampio insieme di sintomi somatici e neurovegetativi tra i quali spiccano i disturbi intestinali.

Circa il 40% dei pazienti fibromialgici riferisce disturbi a carico del tubo gastrointestinale: dolore addominale, gonfiore, diarrea. In un alta percentuale di pazienti si associa intolleranza al lattosio e celiachia. Una alta percentuale di pazienti con fibromialgia è sovrappeso.

La Fibromialgia ha un rilevante impatto sulla qualità di vita dei pazienti.

L’approccio terapeutico farmacologico è fondato sull’uso di analgesici come paracetamolo e tramadolo, di antidepressivi, antiepilettici, miorilassanti, antinfiammatori non steroidei; importante è anche la terapia non farmacologica basata su esercizi fisici e la terapia comportamentale.

La diagnosi si basa su sintomi caratteristici, specifici criteri e sull’esclusione di altre ipotesi diagnostiche.

Gli esami di laboratorio raccomandati dalla letteratura internazionale per una iniziale valutazione sono emocromo con formula e Proteina C Reattiva (negativa in caso di fibromialgia che non è una condizione infiammatoria).

In genere non sono raccomandate indagini strumentali se non per escludere altre patologie.

Per la formulazione di una diagnosi di fibromialgia devono essere soddisfatti contemporaneamente tre criteri:

1. dolore diffuso in specifiche aree e regioni del corpo;

2. presenza di sintomi caratteristici (astenia, sonno non ristoratore, problemi cognitivi, emicrania, dolore/crampi addominali, depressione) che compromettono la vita quotidiana;

3. durata della sintomatologia pari ad almeno 3 mesi.